DISTRICT 9

USA/Nuova Zelanda – 2009 – 112 minuti
Lingua originale: Inglese, afrikaans
Genere: fantascienza, azione, thriller
Regia: Neill Blomkamp
Soggetto: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Produttore: Peter Jackson
Casa di produzione: Key Creatives, QED International, WingNut Films
Distribuzione: Sony Pictures
Interpreti
Sharlto Copley: Wikus Van De Merwe
Jason Cope: Grey Bradnam
Nathalie Boltt: Sarah Livingstone
David James: Colonello Kobus Venter
Louis Minnaar: Piet Smit
William Allen Young: Dirk Michaels
Robert Hobbs: Ross Pienaar
Vanessa Haywood: Tania Van De Merwe
Fotografia: Trent Opaloch
Montaggio: Julian Clarke
Effetti speciali: Image Engine Design, Weta Workshop
Musiche: Clinton Shorter
Scenografia: Philip Ivey





Uno dei titoli della nuova stagione cinematografica che ha creato maggiori aspettative da parte del pubblico, grazie anche alla massiccia campagna virale che ha accompagnato l'uscita del film. Da una parte temevo che la ditta Peter Jackson produttore, più un giovane regista esordiente (Neill Blomkamp) avrebbe sfornato la proverbiale “americanata” (pur essendo il primo australiano e il secondo sudafricano); dall'altra avevo ancora stampato nella mente le immagini del cortometraggio “Alive in Joburg” dello stesso Blomkamp, a cui sapevo si sarebbe ispirato questo “District 9”.
Siamo a Johannesburg, sono passati circa 30 anni dall'arrivo di una nave spaziale che tuttora sovrasta immobile il cielo della città sudafricana. Gli alieni, comunemente chiamati “gamberoni” dalla popolazione locale, sono stati rinchiusi in una sorta di centro di permanenza temporaneo, il District 9 per l'appunto, dove hanno costruito una baraccopoli e vivono apparentemente tranquilli senza bramare di conquistare il mondo. Relegati nel loro ghetto, come i “nostri” immigrati, si arrabbattano alla ricerca di carne e del mangime per i gatti di cui sono ghiotti, ormai piegati al controllo degli umani, che rendono i loro tentativi di ribellione sempre più sporadici e meno proficui. All'interno del campo vige la legge di una gang nigeriana che, preso il controllo degli affari, dal controllo delle loro armi aliene (che solo i “gamberoni” hanno il potere di far funzionare), alla vendita del cibo e ai pochi oggetti tecnologici che tuttavia sono vietati dal governo. Dalle prime immagini del film, sottoforma di mockumentary, con le interviste ai membri della MNU (la multinazionale che si occupa della sicurezza del District 9) e della popolazione, abbiamo la testimonianza di come la società civile, non ha mai accettato, né ha favorito l'integrazione dei clandestini alieni, non sopportando l'idea che questi esseri così diversi potessero occupare la propria terra: c'è ad esempio l'uomo che suggerisce di sterminare gli alieni con un virus, memore dell'immaginario fantascientifico collettivo, come in “Indipendence Day”, dimostrando così di non aver ricavato la giusta lezione dell'esperienza dell'apartheid, propria della nazione sudafricana (il district 6 era per l'appunto uno dei ghetti in cui erano rinchiusi gli afrikaans). La vicenda narrata è quella dello sgombero del district 9 e al trasferimento degli alieni, supervisionato da un dirigente dell'MNU, che per una serie di casualità si ritroverà a vivere come uno dei gamberoni. e a fuggire dalla sua stessa organizzazione. Un film che riesce a coniugare azione, sparatorie, e smembramenti vari, richiamando con un sottile rappresentazione della psicologia temi come la segregazione razziale, e la xenofobia, che è prerogativa degli umani: gli alieni sono esseri ritenuti inferiori, stupidi (la MNU per lo sgombero gli affibbia nomi americani, e li obbliga a firmare un modulo) e incivili perchè mangiano cose schifose, che Blomkamp mette in relazione con i panini dei fast food di cui si cibano gli uomini. Per quanto, la loro teconologia bellica, quindi la potenzialità distruttiva, sia di gran lunga superiore a quella umana, che tenta di sfruttarli in tutti i modi per poterla studiare e copiare. E ancora quando l'uomo si contamina con la razza aliena diventa “l'essere più prezioso della terra”: prima dell'eugenetica e della fantascienza il raggiungimento dell'essere perfetto passava per l'amore e l'incontro fisico tra un uomo o una donna. Ora la ricerca spasmodica del superuomo è l'incontro della razza umana con l'essere alieno, senza procreazione solo con agenti chimici. E ultimamente, vista la poca fiducia che c'è nel mondo, quella poca che c'è è chiaramente riposta nell'innocenza dei bambini, o meglio nei piccoli, in questo caso neanche più umani.


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